16/02/23

Specifiche per ricoprire il ruolo di RLS in azienda

 


Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) è una figura prevista in tutte le aziende, ma quali specifiche caratteristiche occorre per ricoprire quel ruolo?

L'RLS è una figura che viene eletta dai lavoratori e non nominata dal datore di lavoro. Nelle aziende fino a 15 unità, l'RLS viene designato dai lavoratori al proprio interno mentre in quelle con più di 15 addetti viene eletto tra le rappresentanze sindacali.

I suoi compiti sono di tipo consultivo e di controllo sull’applicazione delle norme di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.

Non ha potere decisionale sulle azioni da intraprendere ma deve essere consultato in molte questioni “cruciali” come per esempio formazione, valutazione dei rischi, etc.

È presente alle verifiche delle autorità competenti ed è sua responsabilità segnalare loro eventuali falle nel sistema di protezione e prevenzione.

Responsabilità dell’RLS

L’RLS ha una responsabilità nei confronti dei lavoratori e degli altri soggetti coinvolti in merito all’esercizio delle funzioni che gli sono attribuite. Per questo motivo, è necessario che riceva un’adeguata preparazione anche sul piano tecnico.

Il d. Lgs. n. 81/2008, in ogni caso, non prevede sanzioni amministrative o penali a carico del RLS in quanto la responsabilità decisionale in materia di salute e sicurezza dei lavoratori spetta in ultima istanza al datore di lavoro.

Nomina del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

In base alle dimensioni dell’azienda cambia la modalità di nomina dell’RLS:

  • fino a 15 dipendenti il RLS è solitamente eletto dai lavoratori tra di loro.
  • oltre i 15 lavoratori è sempre designato dai lavoratori, ma all’interno delle rappresentanze sindacali aziendali.

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza non va confuso con il preposto, il quale è incaricato (in modo esplicito o meno) dal datore di lavoro a svolgere un ruolo di sorveglianza circa il rispetto delle norme antinfortunistiche da parte dei lavoratori.

La durata della carica è determinata dalla contrattazione collettiva e, generalmente, è 3 anni. Nulla vieta che i lavoratori confermino ogni anno la propria scelta. Nulla vieta che i lavoratori mantengano il proprio RLS eletto per un tempo indefinito, senza bisogno di nuove elezioni.

Ricordiamo che ai fini della nomina non potrà essere nominato RLS chi già ricopre il ruolo di RSPP per incompatibilità tra i due ruoli.

Formazione obbligatoria

L’art. 50, comma 1, del D. Lgs. 81/2008 prevede un corso di formazione obbligatorio per il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.

Essa deve tenere conto sia di informazioni di carattere generale rispetto alla sicurezza nei luoghi di lavoro, sia dei rischi specifici che riguardano l’impresa in cui si svolge l’attività lavorativa. La durata minima è di 32 ore, di cui 12 ore incentrate sui rischi specifici presenti in azienda e le misure di prevenzione e protezione adottate.

Il programma del corso per RLS verte sui seguenti argomenti:

  • Principi giuridici italiani ed europei,
  • Legislazione generale e speciale in materia di SSL,
  • Principali soggetti coinvolti e relativi obblighi,
  • Definizione e individuazione dei fattori di rischio,
  • Valutazione dei rischi,
  • Individuazione delle misure di prevenzione e protezione,
  • Aspetti normativi dell’attività di rappresentanza dei lavoratori,
  • Nozioni di tecnica della comunicazione.

Sussiste inoltre l’obbligo di aggiornamento annuale:

  • di durata pari a 4 ore per le imprese che occupano dai 15 ai 50 lavoratori;
  • di 8 ore annue per le imprese che occupano più di 50 lavoratori.

Perchè si forma muffa sui nuovi infissi in PVC?

 


Avete cambiato da poco i serramenti di casa con nuovi modelli in PVC e avete notato la formazione di muffa e condensa? Si tratta di una spiacevole sorpresa ma non è un fenomeno così raro; scopriamo il perchè.

Muffa in casa: una spiacevole sorpresa

La muffa è un problema fastidioso, non solo è antiestetica ma si tratta di un elemento pericoloso che può provocare problemi alla salute, in particolare problemi respiratori.

Vedere all'improvviso condensa e muffa formarsi sulle pareti di casa dopo aver investito per nuovi serramenti in PVC più performanti è certamente avvilente, ma, come accennato, non è un fenomeno ne isolato, ne inspiegabile. Anzi, sappiate che le due cose sono strettamente collegate ed è bene attivarsi prima che la questione si aggravi ulteriormente.

Si tratta certamente di un apparente controsenso: l'installazione di nuovi serramenti avviene apposta per migliorare il comfort di casa e le prestazioni in termini di risparmio energetico e isolamento termico; quindi cosa causa questa situazione?

Relazione tra muffa e infissi in PVC

I serramenti in PVC di nuova generazione sono certamente molto più performanti di quelli dei nostri nonni, presenti nelle vecchie case. Le vecchie finestre producono spifferi in continuazione, per questo motivo si procede con la sostituzione degli infissi. I serramenti moderni sono talmente performanti che non lasciano passare più nemmeno uno spiffero d'aria, garantendo un perfetto isolamento, quasi come se fossimo in un'astronave o in un frigorifero.

Può sembrare un ottimo risultato, ma occorre effettuare una valutazione importante: questo tipo di isolamento non permette più all'umidità di sfogarsi verso l'esterno. Questa rimane intrappolata nella nostra abitazione e, a contatto con le superfici fredde, forma condensa e muffa.

Le porte e finestre dei nostri nonni, con tutti i loro spifferi, svolgevano una rudimentale funzione di deumidificatore, permettendo un isolamento, si scarso ma uniforme. In pratica, i vecchi infissi, anche se contribuivano ad alzare la vostra bolletta, evitavano la formazione di muffa e condensa.

Le cause dell'umidità in casa

Quindi è colpa dei serramenti in PVC? Ed esistono soluzioni in grado di rimediare a questa situazione?

La prima risposta è certamente no. Anche se i serramenti di nuova generazione rendono la nostra abitazione meno traspirante, le origini dell'umidità possono essere molteplici. E, a seconda del caso, esistono differenti soluzioni per smaltire questa umidità e godere sia del comfort di una casa ben isolata, che della salubrità di una priva di muffa.

Se nell'abitazione è presente un seminterrato, possiamo essere di fronte ad umidità di risalita. I cosiddetti ponti termici sono un altro punto debole: se è presente un davanzale passante realizzato in pietra o marmo, il freddo esterno può penetrare all'interno. Anche la normale vita di tutti i giorni, come l'utilizzo del bagno o della cucina o lo stendere i panni umidi all'interno, può farla aumentare.

In definitiva, però, una delle cause più comuni quando si verificano casi di umidità a seguito della sostituzione dei serramenti di casa e all'installazione di nuovi serramenti in PVC, questa è causata da una errata installazione.

La posa dei serramenti, quando non è effettuata a regola d'arte, soprattutto se va a sostituire altri infissi o è attuata in edifici particolarmente vecchi, può creare notevoli problemi e portare alla formazione di condensa e muffa. Anche se scegliete e acquistate il top di gamma degli infissi, prodotti di qualità e certificati, il vostro investimento potrà essere compromesso da una messa in opera frettolosa.

La posa a regola d'arte del serramento

Installatori meno avveduti possono ad esempio andare a ricoprire i vecchi telai in legno con lamiere in metallo, annullando l'effetto isolante dell'infisso.

Una installazione carente dal punto di vista della qualità crea dei punti della casa in cui la distribuzione di calore non è più uniforme. L'umidità tenderà a formare condensa nei punti più freddi della casa e questa condensa genererà la dannosa muffa. Questa apparirà sotto la finestra o lungo gli infissi, si spanderà non vista dietro ai mobili o nei vani dei termosifoni.

Raccomandiamo sempre, quando procedete all'installazione di serramenti in PVC di scegliere prodotti di qualità e professionisti esperti che procederanno a tutti gli studi del caso e potranno provvedere alla posa certificata. Posatori in possesso del patentino ufficiale ottenuto dopo aver conseguito corsi riconosciuti a livello Europeo.

Cosa è una elettropompa e come funziona?

 


L'elettropompa è uno strumento importante, utile in diversi aspetti della nostra vita quotidiana, soprattutto per il comfort della nostra abitazione. Vediamo assieme come.

Lo spostamento dei fluidi

Una pompa è uno strumento progettato per lo spostamento dei liquidi, va da sè che si tratta di uno strumento di primaria importanza per la nostra vita quotidiana. Una pompa idraulica è composta da un dispositivo chiuso con un condotto di aspirazione e uno di mandata; uno strumento in grado di spostare liquidi sia orizzontalmente che verticalmente e i valori che ne determinano le prestazioni sono la portata e la prevalenza.

La portata è la misura della quantità di liquido che la pompa è in grado di spostare; è una misura espressa in unità volumetrica per unità di tempo e il suo valore è in litri al minuto o metri cubi all'ora.

La prevalenza di una pompa è il livello massimo che è in gradi di far superare al liquido; questo quantitativo è espresso in metri.

Le pompe idrauliche si differenziano anche, le une dalle altre, per la forza motrice che alimenta il loro cuore meccanico.

I vantaggi di una elettropompa

Le tecnologie moderne hanno portato all'utilizzo dell'energia elettrica come principale fonte di alimentazione per questi strumenti. Le elettropompe moderne sono un aiuto per differenti settori: dall'agricoltura, all'industria petrolifera, a quella meccanica, queste pompe in grado di spostare grandi quantità d'acqua sono davvero indispensabili.

Le principali funzioni di questo tipo di strumenti sono di recuperare acqua dai pozzi, di permettere la circolazione dei liquidi nelle tubazioni, di permettere il ricircolo e la pulizia dell'acqua, la desalinizzazione dell'acqua e la sua circolazione dalle case alle differenti abitazioni.

Una elettropompa è uno strumento utile sia nel campo industriale che in quello domestico, come le pompe elettroniche per il sollevamento acqua impiegate nei condomini o nelle abitazioni.

Le diverse tipologie di elettropompa

Esistono differenti tipi di elettropompa, ognuna di loro adatta ad un differente tipo di utilizzo, di seguito andremo ad elencare i principali modelli esistenti e le loro funzioni. Innanzitutto le elettropompe possono essere sommerse o di superfice, a seconda che siano immerse nel liquido da prelevare o lo attingano tramite il condotto di aspirazione. Quindi abbiamo:

La pompa centrifuga

Questo tipo particolare di elettropompa è utilizzata per conferire all'acqua una maggiore pressione. Si utilizza per portare o prelevare l'acqua dai serbatoi e per l'alimentazione di un'autoclave, per gli impianti di lavaggio a pressione e per il riempimento di vasche e piscine. La pompa centrifuga serve anche per l'irrigazione e per tutte quelle esigenze legate allo spostamento in piano o alla pressurizzazione. Di solito si installa ad una altezza simile a quella del punto di prelievo e dei punti di erogazione.

La pompa sommersa

Usata generalmente per l'estrazione e il pompaggio dal sottosuolo. Questo strumento consente di conferire pressione in uscita in modo da alimentare una colonna d’acqua in senso verticale. È dotata di un motore a tenuta stagna che permette la loro installazione in un liquido, anche a profondità notevoli, ad esempio elettropompe sommerse possono essere installate nei pozzi a un'altezza inferiore rispetto a quella del ponto di erogazione.

La pompa autoadescante

Le elettropompe denominate "autoadescanti" uniscono le funzioni di pompe centrifughe e sommerse, questo perchè la loro funzione è di estrarre i liquidi dal sottosuolo e conferirgli pressione in uscita. Generalmente sono installate in prossimità di un pozzo e alimentano una colonna d'acqua in senso verticale.

La pompa sommergibile

Questo modello si usa per l'estrazione e il pompaggio di liquido dalle vasche o dalle piscine. Sono anche utilizzate frequentemente per ripulire gli ambienti allagati dall'acqua o per svuotare i pozzi neri. Una pompa sommergibile è a tenuta stagna come una pompa sommersa e agisce in modo simile: immergendola nel liquido da pompare. Può essere predisposta sia per l'aspirazione delle acque chiare che per le acque sporche o luride.

Conclusioni sul funzionamento dell'elettropompa

Come anticipato, ogni elettropompa è caratterizzata da una finalità ben precisa, quindi, quando procediamo a sceglierne una, oltre ai valori di portata e prevalenza, pensiamo a cosa potrà servirci.

Un altro aspetto da considerare nella scelta è la rumorosità della pompa, legata al numero delle giranti. Maggiore è il loro numero, minore è la velocità a cui devono girare e, di conseguenza, minore sarà il rumore prodotto. I materiali di costruzione sono anche importanti: acciaio inox per i giranti e ghisa per il corpo della pompa.

Per le varie necessità sia domestiche che industriali, è sempre bene rivolgersi ad una azienda specializzata nella movimentazione acqua che possa prestarvi la propria esperienza.

27/12/22

La formazione obbligatoria per dirigenti sulla sicurezza lavoro

 


In un articolo precedente abbiamo parlato della figura dei Dirigenti e di come debbano operare per garantire la sicurezza sul posto di lavoro. Per queste mansioni devono essere correttamente formati grazie a corsi specifici; oggi vedremo quali sono le modalità di svolgimento e gli argomenti di questi corsi.

Che formazione ricevono i Dirigenti?

Il percorso formativo del Dirigente per la sicurezza è dettagliato nell’accordo Stato del 21 dicembre 2011, in attuazione dell’articolo 37 del Decreto Legislativo 81/2008 in relazione ai compiti ed alle responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro. In esso sono definiti la durata ed i contenuti del corso.

Il corso Dirigenti fornisce le conoscenze base sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, portando a conoscenza del Dirigente la normativa sull’igiene e la sicurezza sul lavoro contenute nel D.Lgs. 81/2008, ed evidenziandone i compiti e le responsabilità nella gestione della sicurezza sul lavoro.

Formazione dei Dirigenti: normativa

In tema salute e sicurezza sul lavoro, l'art. 37 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che i dirigenti debbano ricevere, dal datore di lavoro, un'adeguata e specifica formazione, in base ai propri compiti.
In generale, i contenuti della formazione per dirigenti devono riguardare:

  • soggetti coinvolti e relativi obblighi;
  • definizione e individuazione dei fattori di rischio;
  • valutazione dei rischi;
  • individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione.

Nello specifico, è poi l'Accordo Stato Regioni del 21/12/2011 a definire modalità, durata e contenuti del percorso formativo.

  1. Iniziamo dicendo che la Formazione Dirigenti sostituisce quella prevista per i lavoratori e prevede 16 ore di corso divise in 4 moduli:
  2. giuridico - normativo
  3. gestione e organizzazione della sicurezza
  4. individuazione e valutazione dei rischi
  5. comunicazione, formazione e consultazione dei lavoratori.

I contenuti del corso di formazione Dirigenti

Il corso obbligatorio per dirigenti prevede una durata complessiva di 16 ore e un aggiornamento quinquennale di 6 ore. Ecco, nel dettaglio, i contenuti del percorso formativo:

Modulo 1. Giuridico – Normativo

• sistema legislativo in materia di sicurezza dei lavoratori;
• organi di vigilanza e procedure ispettive;
• soggetti del sistema di prevenzione aziendale secondo il D.Lgs. 81/08: compiti, obblighi, responsabilità e tutela assicurativa;
• delega di funzioni;
• responsabilità civile e penale e tutela assicurativa;
• "responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni, anche prive di responsabilità giuridica" ex D.Lgs. 231/2001 e s.m.i.;
• sistemi di qualificazione delle imprese e patente a punti in edilizia.

Modulo 2. Gestione ed organizzazione della sicurezza

• modelli di organizzazione e di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (art. 30, D.Lgs. 81/08);
• gestione della documentazione tecnico amministrativa;
• obblighi connessi ai contratti di appalto o d'opera o di somministrazione;
• organizzazione della prevenzione incendi, primo soccorso e gestione delle emergenze;
• modalità di organizzazione e di esercizio della funzione di vigilanza delle attività lavorative e in ordine all'adempimento degli obblighi previsti al comma 3 bis dell'art. 18 del D.Lgs. 81/08;
• ruolo del responsabile e degli addetti al servizio di prevenzione e protezione.

Modulo 3. Individuazione e valutazione dei rischi

• criteri e strumenti per l'individuazione e la valutazione dei rischi;
• rischio da stress lavoro-correlato;
• rischio ricollegabile alle differenze di genere, età, alla provenienza da altri paesi e alla tipologia contrattuale;
• rischio interferenziale e gestione del rischio nello svolgimento di lavori in appalto;
• misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione in base ai fattori di rischio;
• considerazione degli infortuni mancanti e delle risultanze delle attività di partecipazione dei lavoratori e dei preposti;
• dispositivi di protezione individuale;
• sorveglianza sanitaria.

Modulo 4. Comunicazione, formazione e consultazione dei lavoratori

• competenze relazionali e consapevolezza del ruolo;
• importanza strategica dell'informazione, della formazione e dell'addestramento quali strumenti di conoscenza della realtà aziendale;
• tecniche di comunicazione;
• lavoro di gruppo e gestione dei conflitti;
• consultazione e partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
• natura, funzioni e modalità di nomina o di elezione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.

La conclusione del corso di formazione

Al termine del percorso formativo è prevista una prova di verifica finale per il rilascio dell'attestato. Il corso per la sicurezza può essere svolto anche in modalità e-learning e dovrà essere aggiornato ogni cinque anni.

Raccomandiamo sempre di rivolgersi ad un ente accreditato per la formazione sulla sicurezza.

Quando installare il climatizzatore d'aria con pompa di calore

 


Cosa sono i climatizzatori con pompa di calore? Sono davvero convenienti per riscaldare la nostra abitazione? Domande che ci siamo posti in vista dell'arrivo della stagione fredda, vediamo quali sono le risposte.

Il funzionamento dei climatizzatori a pompa di calore

Cos'è un climatizzatore a pompa di calore? Di solito si acquista un climatizzatore per combattere il caldo estivo, i modelli dotati di pompa di calore, invece, sono strumenti adatti anche contro il freddo.

Questi elettrodomestici sono in grado di produrre uno scambio termico tra ambienti di temperature diverse. Quando si vuole rinfrescare la casa, il climatizzatore, preleva il calore interno e lo butta all'esterno abbassando la temperatura di diversi gradi. Viceversa, quando si vuole riscaldare, la pompa assorbe l'aria calda esterna e la fa confluire dentro la nostra casa.

La tecnologia inverter

I modelli più recenti sono dotati della tecnologia inverter che fa si che il climatizzatore gestisca in automatico la temperatura dell'ambiente, senza mai arrestarsi. Questo permette di avere ambienti mantenuti sempre ad una temperatura impostata ideale ed evita di dover continuare ad accendere e a spegnere il climatizzatore.

Si tratta di un sistema che riduce gli sprechi, ottimizza i consumi energetici e il comfort di casa. Quando procediamo con l'installazione di un climatizzatore, assicuriamoci che sia un modello con inverter.

Differenti tipologie di climatizzatori a pompa di calore

Ad oggi, sul mercato, possiamo trovare due tipi di climatizzatori di questo tipo:

  • i climatizzatori con pompa di calore ad aria: questi raccolgono il calore dall'aria, lo trasportano fuori casa nelle stagioni calde e lo attirano nella abitazione durante quelle fredde;
  • i modelli con pompa acqua aria: questi effettuano lo stesso procedimento ma sfruttano la potenza dell'acqua, questa viene raccolta in una vaschetta nel climatizzatore e convertita in vapore acqueo quando entra in contatto con il calore.

Questa seconda tipologia di modelli ha solitamente una resa migliore rispetto a quelli più semplici ad aria, ma anche il costo è più elevato.

Quali sono i vantaggi?

La scelta di un climatizzatore a pompa di calore per la propria abitazione rappresenta diversi vantaggi:

  • Innanzitutto, come già accennato, si tratta di un sistema flessibile, adatto sia a raffreddare che a riscaldare gli ambienti di casa e in grado di trasportare il calore da un ambiente all'altro.
  • Per la sua struttura richiede meno manutenzioni ed è più facile da installare rispetto ad una caldaia tradizionale.
  • Utilizzando l'aria esterna come mezzo per la climatizzazione, la pompa di calore assicura minori emissioni e, per questo motivo, si può dire uno strumento eco-sostenibile.
  • Convogliare il calore inutilizzato degli ambienti in altri non è solo una scelta sostenibile, permette anche di risparmiare consumi energetici e alleggerire le nostre bollette. In particolare è una situazione ideale per gli ambienti a dimensioni ridotte come gli appartamenti.
  • Con un climatizzatore di ultima generazione è possibile avere a disposizione aria pulita grazie ai sistemi di filtraggio che eliminano allergeni o batteri. Funzionano anche in maniera efficace da deumidificatori per gli ambienti.

I possibili svantaggi

Naturalmente, come per ogni tecnologia, ci sono anche svantaggi, occorre valutare con cautela i pro e i contro per poi procedere ad una scelta mirata della migliore soluzione adatta alle nostre esigenze.

Come prima cosa, il sistema a pompa di calore risente molto delle temperature esterne: se il freddo o l'umidità esterna sono particolarmente elevati il sistema lavorerà con maggiore fatica; in quelle condizioni può formarsi uno strato di brina o ghiaccio che richiederà un maggiore dispendio di energia per il funzionamento.

Utilizzare un climatizzatore per il riscaldamento prevede anche che venga montato un motore esterno, soluzione che potrebbe essere problematica su palazzi storici oppure nel caso di restrizioni nelle parti comuni.

La soluzione climatizzatore può rivelarsi eccessivamente efficace nel deumidificare gli ambienti, costringendoci a far ricorso a umidificatori per controbilanciare.

Per concludere il climatizzatore a pompa di calore si tratta di un ottimo sistema per piccoli ambienti, richiede poca manutenzione e riscalda gli ambienti in poco tempo; otteniamo un vantaggio ancora maggiore in termini di risparmio energetico se utilizziamo fonti di energia rinnovabili come i pannelli solari.

Come si effettua la posa degli infissi a regola d'arte?

 


Quali sono le fasi principali per la posa degli infissi? Quali sono i passaggi fondamentali che permettono di eseguire un'installazione a regola d'arte? Scopriamolo assieme con l'aiuto di un posatore esperto.

Cosa è la posa degli infissi a regola d'arte?

Franco, posatore di serramenti a Monza e Brianza, lavora nel ramo da decenni e sa quanto importante sia aggiornarsi e mantenersi al passo con le tecnologie e le normative recenti per poter garantire una posa degli infissi di qualità.

La posa di un infisso è una fase delicata e importante quanto quella dell'acquisto vera e propria; una posa effettuata in malo modo può rendere inutili anche la porta o la finestra più performanti. Lo scopo dell'attività è quello di ancorare l'infisso alla muratura, unendo le due parti in maniera che non ci siano passaggi di rumore o dispersioni di calore e che l'infisso resista agli agenti atmosferici.

Occorre garantire che il telaio della finestra funzioni correttamente e che questa si apra e si chiuda senza difficoltà, una precisazione basilare... ma non banale.

Norme, certificazioni e livelli del posatore di serramenti

Le linee guida per una posa a regola d'arte partono dalla normativa UNI 11673-1, si tratta di una regola volontaria che prevede che le prestazioni dell'infisso dichiarate in laboratorio siano manutenute anche in opera, una volta installato nelle nostre abitazioni o nelle aziende. La norma dichiara che l'infisso deve mantenere la sua efficienza per tutta la durata della sua esistenza e specifica anche in materiali da utilizzare e le criticità da risolvere.

Le norme UNI 11673 successive hanno implementato il regolamento stabilendo parametri più stringenti come le competenze del posatore di serramenti professionista, i requisiti per i corsi di formazione e di messa in opera del serramento. Tutto questo ha permesso di poter parlare, oltre che di posa a regola d'arte, di una vera e propria posa certificata degli infissi.

Il serramentista in possesso di una certificazione dimostra di essere sempre aggiornato sulle ultime tecniche e offre la garanzia che le prestazioni del serramento in opera rispettino quelle prescritte dal produttore.

Le fasi della posa degli infissi a regola d'arte

Vediamo ora assieme quali passi deve compiere il posatore di serramenti per eseguire il proprio lavoro nel modo migliore. Si tratta di un processo ampio e complesso che si articola in varie parti, ma che consente di fare un lavoro a regola d'arte.

Il rilievo delle misure

Per un lavoro corretto i primi rilievi effettuati in cantiere sono importanti, qui si stabiliscono tutti gli aspetti tecnici e le prestazioni del serramento in accordo con i desideri del cliente. In questa fase sarà essenziale il coordinamento tra cliente, il costruttore, il progettista e un professionista del risanamento energetico.

La progettazione della posa in opera

Di competenza del progettista (ma può essere delegata al produttore del serramento), si svolge in ufficio e consiste nella redazione dei disegni tecnici. Questi progetti dovranno essere realizzati in base ai desideri del cliente, alle esigenze del costruttore e alle normative che regolano la posa degli infissi. In questa fase occorre considerare la tenuta aria-acqua-vento, l'isolamento termico/acustico e il fissaggio meccanico che andrà calibrato a seconda del peso degli infissi.

La realizzazione dei controtelai e degli infissi certificati

I controtelai e i serramenti andranno realizzati o acquistati seguendo scrupolosamente il progetto creato nella fase precedente. Dovranno rispettare forma, misure e tolleranze, ed essere in possesso di tutti gli accessori. La cosa migliore sarebbe che, in questa fase, fosse il posatore di serramenti, con la collaborazione dell'impresa edile, a effettuare la posa dei controtelai.

L'incarico di posa

Il produttore del serramento ha l'obbligo di redigere un Manuale di posa e un Manuale di uso e manutenzione da consegnare al posatore e al cliente; Il fine di evitare incomprensioni e di dichiarare tutti i materiali da utilizzare oltre che fornire un servizio al cliente.

Il montaggio degli infissi

La fase vera e propria di installazione degli infissi. I posatori invieranno il loro lavoro, muniti dei Manuali di posa e di tutte le informazioni per eseguirlo a regola d'arte.

Il verbale di collaudo

A conclusione del lavoro di effettuano i protocolli di collaudo per verificare che i lavori sono stati effettuati secondo il progetto. A seguito si realizza il verbale di corretta posa in opera; saranno segnalate eventuali anomalie o manchevolezze e servirà come dichiarazione per la data di fine lavori in caso ci siano garanzie o incentivi statali.

La garanzia sulla posa

La posa degli infissi a regola d'arte è tale perchè è garantita. Le finestre e la posa devono essere garantite almeno per due anni come prevede il Codice del Consumo. La garanzia sulla posa deve essere rilasciata per iscritto dal posatore che ha eseguito i lavori.

Il post-vendita

L'attività di posa non si conclude dopo aver montato porte e finestre ma prosegue nel tempo grazie ad una attività di manutenzione periodica e pianificata. Il professionista andrà a verificare il corretto funzionamento e l'integrità dei materiali utilizzati. Si potranno pianificare interventi di riparazione e il posatore avrà a disposizione un archivio elettronico che riporta i progetti, i disegni di posa, i manuali e i materiali utilizzati in modo da poter intervenire nel modo più efficace possibile.

12/12/22

Cos'è e a cosa serve il formato vettoriale delle immagini

 


Se vi è mai capitato di lavorare con le immagini vi sarete imbattuti nella richiesta di una immagine di tipo vettoriale. Ma sai davvero di cosa si tratta e di che utilizzo ha?

I differenti tipi di file immagine

Iniziamo con il fare un distinguo sulle tipologie di immagini digitali. Fondamentalmente queste possono essere di due tipi: raster o vettoriali.

Le immagini raster

Le immagini raster (chiamate anche bitmap) sono immagini composte da pixel colorati, singoli puntini che vanno a comporre l'intera figura. Questi file sono caratterizzati anche dal fatto di avere una dimensione e una risoluzione propria. Questo significa che sono composte da un numero finito di quei pixel disposti su una dimensione precisa. Se queste immagini vengono ingrandite oltre la loro dimensioni originali notiamo subito come subiscano una perdita di definizione e appaiano sgranate e dentellate. Quest'effetto è chiamato, appunto, pixellatura.

Può sembrare uno svantaggio ma in realtà questo tipo di immagini può riprodurre un enorme numero di dettagli e sfumature, basti pensare alle fotografie digitali e a tutti i dettagli che offrono.

Le immagini vettoriali

Le immagini vettoriali differiscono dalle raster. Non sono composte da pixel ma sono generate da un insieme di equazioni matematiche che producono punti, linee e forme. Queste equazioni matematiche che definiscono le figure sono i cosiddetti vettori (da qui il nome) e hanno la caratteristica di essere indipendenti dalla risoluzione.

I vantaggi di una immagine vettoriale

Il formato vettoriale, rispetto a quello raster, ha i seguenti vantaggi:

  • Si tratta di una grafica scalabile all'infinito: come accennato è indipendente dalla risoluzione; questo significa che le forme generate matematicamente vengono ricalcolate ogni volta che si effettua un ingrandimento o una riduzione.
  • I colori dei file in vettoriale sono modificabili in modo semplice e veloce; basta selezionare una forma o una linea per andare a cambiare il colore che le è stato assegnato, è anche possibile passare da un profilo di colore ad un altro, ad esempio dall'RGB ad un Pantone.
  • Si può lavorare su questo tipo di immagini visualizzando solo i contorni; è possibile attivare e disattivare con facilità i riempimenti per tutti gli elementi che compongono l'immagine per visualizzare solo i bordi. Si tratta di un tipo di visualizzazione molto importante perchè permette di individuare gli elementi nascosti e rende possibile progettare guide per le attrezzature che effettuano tagli e incisioni.

I tipi di file vettoriali

Le immagini digitali in formato vettoriale sono caratterizzate da delle estensioni particolari e se dobbiamo lavorare con questo tipo di immagini assicuriamoci di aver salvato questo tipo di file.

I formati più importanti delle immagini vettoriali sono:

  • AI - Adobe Illustrator, il formato standard compatibile con i programmi della suite Adobe.
  • EPS - Encapsulated PostScript, altro formato standard per le immagini vettoriali compatibile con i maggiori programmi come Illustrator o Corel Draw.
  • SVG - Scalable Vector Graphics, un nuovo formato adatto alle immagini vettoriali per la creazione di siti web.
  • PDF - altro formato Adobe per la condivisione dei documenti, permette anche il salvataggio delle immagini vettoriali.

A cosa serve un file vettoriale?

La differenza tra i due tipi di immagine fa si che ogni formato sia più adatto per uno scopo preciso. In questo caso, i file vettoriali per le loro caratteristiche, sono molto adatti alla stampa.

Come prima cosa sono molto utili nel disegno tecnico, ad esempio in CAD e in ingegneria.

Ma si tratta anche di un formato prezioso utilizzato dai progettisti grafici per la creazione di loghi e della grafica coordinata perchè si tratta di elementi che possono servire sia su un biglietto da visita che su un cartellone colossale. Ma questo tipo di formato si adatta bene per qualsiasi progetto vada stampato su brochure, volantini, cartelloni o icone per software.